Parrebbe autunno. Sigh.

Se la primavera è la gioia di vivere e l’estate la felicità dell’esistenza, l’autunno è la stagione cupa, la morte interiore. Le giornate, da calde, lunghe e luminose, s’accorciano e non solo diventano buie, ma anche fredde. Sì, lo so, c’è lo spettacolo dei colori della natura, ci si infila gli stivali di gomma e si va per boschi coi figli (si va per formaggi a Pienza e vini a Montepulciano (Toscana), a cercare castagne a Roccagiovine (Lazio), ad ammirare alberi e arbusti a Castelsantangelo sul Nera (Umbria/Marche), a cercare la quiete a Duronia (Molise); le proposte non mancano e se il tempo sarà clemente… blablabla.
Ma siccome l’autunno di sovente porta con sé la pioggia, quella fredda e senza fine, non come quella allegra oggi che scrosciava e metteva gioia, più di ogni altra cosa vorrei rannicchiarmi sul divano con la coperta morbida e un buon libro, o magari a sferruzzare mentre guardo i figli giocare. Invece la scuola, il lavoro, i doveri mi richiameranno inesorabilmente all’ordine.
Poi per fortuna anche l’autunno passa, ha da passa’, l’inverno è sì pesante, però arriva il solstizio d’inverno e papà compie 80 anni, e lo festeggeremo assieme, e poi sai che non manca moltissimo e torna l’amata primavera in cui ogni cosa rinasce, anche la tua proverbiale gioia di vivere.
Ma nel frattempo, a grande richiesta, ho preparato la carbonara.
Segno ineluttabile dell’arrivo della stagione cupa.

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