Fisica e lirica.

Dal liceo in poi, ho sempre sospettato che i matematici e i fisici non abbiano tutte le loro cose al posto giusto, e questa spassosissima versione di Bohemian Gravity me lo conferma in larga parte. Mi fa venire in mente il mio professore di matematica e informatica alle superiori; Hans Bie Lorentzen.
Figlio di un professore e dell’umanista Henriette, importante figura della Resistenza, fondatrice della scuola di Nansen e valente accademica, alla quale spettò un triste primato: fu la prima donna incinta a essere torturata dai tedeschi mentre era prigioniera in un campo di concentramento in Germania.
Ma, come il mio solito, divago. 🙂 Dicevo, il mio prof., detto solo Bie (che, per inciso, tradotto vuol dire “ape”), all’apparenza noioso come si conviene a un prof. di matematica nato in una fredda giornata di gennaio (11.01.1942, in piena II guerra mondiale), aveva invece il raro dono di saper includere tutti gli alunni nell’insegnamento, anche quelli somari (in matematica) come la vostra umile sottoscritta. Ha vinto dei premi per le sue competenze come insegnante ed ha fatto parte della commissione del premio scolastico “gara di Abel” (l’equivalente del nostrano “Kangourou“) per ben 15 anni, ma soprattutto gode ancora dell’affetto e la stima dei suoi (vecchi) studenti! In oltre quarant’anni di onorata carriera, credo non abbia mai gettato la spugna.

Ecco un aneddoto, per spiegarvi il tipo:
Ora di matematica. Bie entra in classe. All’improvviso si accascia a terra e si contorce mentre grida “Muoio, muoio“.
Confusi e spaventati lo guardiamo finché qualcuno non ritrova la favella e gli chiede cos’è che non va, e Bie risponde – mentre continua a contorcersi a terra:
Sono allergico ai banchi messi in disordine.
Sistemiamo quindi i banchi in file rette e ben ordinate, il prof. si alza come se niente fosse e dà via alla lezione… 😀

Tornando ai fisici, altra categoria di gente, come dire, particolare,
in rete ho anche trovato questo simpaticissimo Dr. Quinton Quark che spiega la fisica ai bambini delle materne ed elementari; the Notion of Motion.
Chissà che non sia la volta buona che ne capisca i concetti basilari pure io?

E per restare in tema, domani conto di comprare un paio di libri, tra cui l’ultimo della trilogia di Stephen Hawking e figlia, ma un caro amico mi ha appioppato due tomi, di cui un suo manoscritto che… non vedo l’ora di posarvicisi gli occhi!
Farò “anghingò“, ma propendo per il lavoro di editor [mode cattivissima ON]. :mrgreen:

E sulle ardue scelte, si esprime decisamente meglio di me, complice anche lo scrivere in dialetto, l’eminente poeta lirico norvegese Einar Skjæraasen:

Hokken ska’n blonke tel                           A chi strizzare l’occhio?
A Kirsti er lys som e selje,                            La Kirsti è chiara come un salice,
A Kari er mørk som e gran.                          La Kari è scura come un abete.
A Kari vil helst vera heme,                            La Kari preferisce stare a casa,
A Kirsti er alle stan.                                       La Kirsti è in ogni dove.

A Kirsti er livat i leken                                   La Kirsti è giochellerona
og le’ugst og lettest på tå.                            allegra e col pie’ più leggero.
A Kari sit inne ved rokken                            La Kari siede dentro. all’arcolaio
og tvinner den mjuke tråd.                            e fila la lana morbida.

A Kirsti er kvek som en mårrå.                    La Kirsti è agile come il mattino.
A Kari er blyg som en kveld.                        La Kari è timida come la sera.
og je, je er gla i dem båe.                             E io, io voglio bene a entrambe.
– Men hokken ska’n godblonke tel.              – Ma a chi fare l’occhiolino?

Einar Skjæraasen (Bumerke, 1966) [Traduzione frettolosa di Berit Ness Johnsen].

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