San Girolamo, pensaci tu!

Sofronio Eusebio Girolamo, noto come san Girolamo (latino: Sofronius Eusebius Hieronymus); nacque a Portole nel 347 e morì a Betlemme il 30 settembre del 420. Scrittore e teologo tradusse la Bibbia dal greco e dall’ebraico al latino: sua la Vulgata, che è ancora oggi il testo liturgico della messa in latino, ovvero la prima traduzione completa in lingua latina della Bibbia, che rappresenta lo sforzo più impegnativo affrontato da Girolamo. Su incarico di papa Damaso I egli affrontò nel 382 il compito di rivedere la traduzione dei Vangeli, per poi, nel 390, passare all’Antico Testamento in ebraico, concludendo l’opera dopo ben 23 anni.

San_Girolamo_CaravaggioCaravaggio; San Girolamo scrivente (1606)

Il testo di Girolamo è stato la base per molte delle successive traduzioni della Bibbia, fino al XX secolo quando per l’Antico Testamento si è cominciato a utilizzare direttamente il testo masoretico ebraico e la Septuaginta, mentre per il nuovo testamento si sono utilizzati direttamente i testi greci.

L’opera di traduttore

Girolamo fu un celebre studioso del latino in un’epoca in cui questo implicava una perfetta conoscenza del greco. Fu battezzato all’età di venticinque anni e divenne sacerdote a trentotto anni. Quando cominciò la sua opera di traduzione non aveva grandi conoscenze dell’ebraico, perciò si trasferì a Betlemme per perfezionarne lo studio.

Girolamo utilizzò un concetto moderno di traduzione che attirò le accuse da parte dei suoi contemporanei; in una lettera indirizzata a Pammachio, genero della nobildonna romana Paola, scrisse:

«Io, infatti, non solo ammetto, ma proclamo liberamente che nel tradurre i testi greci, a parte le Sacre Scritture, dove anche l’ordine delle parole è un mistero, non rendo la parola con la parola, ma il senso con il senso. Ho come maestro di questo procedimento Cicerone, che tradusse il Protagora di Platone, l’Economico di Senofonte e le due bellissime orazioni che Eschine e Demostene scrissero l’uno contro l’altro […]. Anche Orazio poi, uomo acuto e dotto, nell’Ars poetica dà questi stessi precetti al traduttore colto:
Non ti curerai di rendere parola per parola, come un traduttore fedele.”
»
(Epistulae 57, 5, trad. R. Palla)

Facile capire perché sia proprio lui il Santo Protettore dei Traduttori, no?

Fonte: Wikipedia

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